Il segno netto della pittura di Federico Giampaolo individua e delimita nettamente l’amnesia praticata circa la nostra umanità. Nel taglio dei lineamenti, nel colore netto, persino nella foggia divenuta nel frattempo emblema identificativo del migrante, si coglie la negazione di un prima e di un dopo per lo straniero, ormai divenuto un estraneo. Non c’è futuro! La precaria inalterabilità di tale condizione è affermata nella ossessiva ripetizione dei colori, nello smarrimento dei soggetti ritratti, nelle coperte termiche indossate: tutto è fermo e inamovibile! È immutabile e non può diventare altro! Sei altro, sei diverso! Ma a ben guardare, tra teli, volti segnati e sgomenti, spiagge anonime, di tanto in tanto, si percepisce, appena appena, che il vero straniero risiede nello sguardo di chi assiste a tale dramma, impegnato, magari, solo a blaterare parole fuori campo dal tenore vittimistico. Senza scomodare inutili e comunque inascoltati appelli moralistici capaci di rendere innocue le pur sferzanti parole di Cristo, basterà ricordare che già nel V secolo avanti Cristo, la Bibbia scrive: «Quando un forestiero dimorerà presso di voi nel vostro paese, non gli farete torto. Il forestiero dimorante tra di voi lo tratterete come colui che è nato tra di voi; tu l’amerai come te stesso».
Federico Giampaolo espone negli spazi rinnovati della Biblioteca Provinciale di S. Francesco a Ripa dal 9 dicembre 2025 al 31 gennaio 2026. Orario di apertura: lunedì-martedi: 9.00-17.30 | mercoledì -giovedì: 9.00-13.00
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